All’art. 5 dello Statuto si spiega la composizione
dell’Amministrazione della Congregazione di Carità
che consta di un Presidente e quattro Membri, eletti dal Consiglio
comunale nella tornata d’autunno.“Il Presidente sta
in ufficio quattro anni; gli altri Membri si rinnovano per quarto
ogni anno, e sono rieleggibili.Nei primi tre anni la scadenza
è determinata dalla sorte, in appresso dall’anzianità.Essi
assumono l’ufficio appena eletti. Chi surroga Membri scaduti
anzi tempo, rimane in ufficio solo quanto vi sarebbe ancora stato
il predecessore.” Il documento di cui sopra e che riporta
e ribadisce quanto già da tempo stabilito è datato
27 maggio 1888 e porta la firma del Re Umberto I e del Ministro
dell’Interno Crispi; in tale data l’Amministrazione
delle Congregazione era così composta: Presidente Vittorio
Leone di Tavagnasco, Membri: Luigi Godone, Antonio Ollearo, Filiberto
Boratti e Francesco Pavignano.
Nel frattempo moriva in Torino senza eredi, il
Barone Innocenzo Furno proprietario di beni immobili “……..in
Piverone, Palazzo, Viverone, Biella, Vercelli, Azeglio, Magnano
ed altrove….” E solo in Piverone possedeva oltre alla
casa civile posta all’inizio della via G. Flecchia, provenendo
da Palazzo, l’ex abbazia della Rapella ed inoltre “……undici
cascine poste in campagna ed altrove sulle colline…..”
per un totale di giornate 335 pari ad oltre 128 ettari.Orbene
il Furno lasciò tutto questo ingente patrimonio agli Ospedali
di Carità di S. Giovanni Battista di Torino con l’obbligo
di costituire in Piverone una succursale degli Ospedali stessi
e di dare ricovero a “….. otto persone fra maschi
e femmine sia per motivi di malattia, che per altra ragione, tutto
l’anno e susseguente in eterno nella fabbrica (la casa di
via Flecchia) civile in Piverone.”La delusione dei Piveronesi
per la poca consistenza della fetta di eredità loro toccata,
è ben sintetizzata nel racconto che ne fa il Sacerdote
Enrico Boratto nel suo libro “Piverone nella storia del
Piemonte” e da cui sono tratte molte delle notizie sin qui
riportate.Siccome però per gli Ospedali di Carità
non era semplice adempiere alla lettera alle volontà testamentarie,
tacitarono i Piveronesi con una somma di Lire 50.000 che vennero
affidate, per opportuna competenza, alla Congregazione di Carità.Essa
fece acquisto di una serie di casupole in ottima posizione panoramica
in via Pianette e procedette alla costruzione della parte di Ospizio
che sta a sinistra della porta di ingresso, ma nonostante gli
sforzi profusi di ricoverati non ve ne furono mai più di
uno o due in quanto la popolazione ancorché in stato di
indigenza preferiva farsi assistere a casa e la stessa Amministrazione
della Congregazione “preferì sempre sussidiare i
bisognosi con mensile in denaro, con pane e minestra che distribuiva
ogni giorno, con abiti o stoffe per abiti e con granaglia che
distribuiva in autunno ed in primavera.
Con legge dello Stato 17
luglio 1890 n° 6972 vengono istituite le I.P.A.B. (Istituzioni
Pubbliche di Assistenza e Beneficenza) che “…….sono
enti di diritto pubblico che hanno in tutto o in parte il fine
di prestare assistenza ai più poveri…….”
come recita l’art. 1 della stessa legge istitutiva.L’Ospizio
Furno diventa quindi una I.P.A.B. ma le problematiche gestionali
non cambiano,poi nel 1906 assunse la presidenza Don Costantino
Pavignano che riuscì a far venire a Piverone, per far funzionare
l’Ospizio, tre Suore della Piccola Casa della Divina Provvidenza
(il Cottolengo) e questo fatto costituì una vera svolta
ed un’inversione di tendenza.Lo stesso Don Costantino provvide
a far costruire la parte restante dell’Ospizio, a destra
della porta di ingresso e rese più ampio e funzionale il
ricovero.“Abolito il sistema di sussidiare il povero in
casa, salvo le debite eccezioni, Don Pavignano potè ritirare
nell’Ospizio i bisognosi, vecchi e cronici, e farne crescere
il numero fino a dieci e dodici. Sovente l’Ospizio funge
anche da Ospedale per cure brevi e non è raro il caso che
anche abbienti vecchi od infermi o soli, visto il trattamento
usato dalle Rev.de Suore, domandino ricovero pagando una retta
che è sempre molto mite. Voglia Iddio che questa tradizione
di zelo e di prudenza si continui e si migliori per il bene spirituale
e corporale dei nostri Piveronesi .”Così scriveva
il Sacerdote Enrico Boratto nel 1934.
Bibliografia:
1)
Sac. Enrico Boratto: “Piverone nella storia del Piemonte”
edito da Scuola Tipografica S. Giuseppe di Asti nell’anno
1934
2)
Archivio storico del Comune di Piverone
La storia recente:
In effetti i Presidenti che si sono succeduti
dopo Don Costantino, hanno mantenuto fede a questo augurio ed
in particolare nei primi anni ‘970 il Presidente Renato
Boratto realizzò un ampliamento sul confine occidentale
della proprietà, ricavando una zona per il soggiorno delle
Suore (la clausura) con sottostante locale obitorio e depositi
vari, successivamente il Presidente Pier Luigi Ollearo, dopo aver
evitato la chiusura da parte della Regione Piemonte dell’Ospizio,
con il sostanzioso aiuto della Regione stessa e con l’alienazione
di alcuni beni immobili derivanti da lasciti, provvide ad un ulteriore
ampliamento con la sopraelevazione di un piano, il raddoppio della
manica ad Ovest e la realizzazione di un impianto di ascensore
montalettighe, prima del quale, per fare un esempio illuminante,
in caso di decessi al piano superiore, le povere salme venivano
trasportate a braccia, avvolte in un lenzuolo dalle Rev. Suore
e dal Presidente stesso.All’epoca (inizi anni ‘980)
i ricoverati erano tutti praticamente autosufficienti, poi col
passare del tempo si incominciarono ad avere i primi lungodegenti
cronici e le tre Suore non ce la facevano più a far fronte
alla mole di lavoro e quindi l’Amministrazione provvide
ad assumere in pianta organica due operatrici laiche, che aiutassero
le Suore nell’assistenza agli anziani.
Nel frattempo il Presidente riuscì a stipulare
una prima convenzione con il Servizio Socio Assistenziale dell’U.S.S.L.
di Ivrea, competente per territorio ed a far riconoscere dalla
Regione Piemonte, l’Ospizio Furno quale R.A.F. (Residenza
Assistenziale Flessibile) in grado di ospitare anziani non autosufficienti.Successivamente
stipulò una convenzione con l’A.S.L. n° 9 di
Ivrea per 38 posti letto che hanno consentito di ospitare anziani
lungodegenti ad una retta “che è sempre molto mite”
come scriveva settant’anni or sono il Sacerdote Enrico Boratto.
In effetti ancora oggi grazie all’oculata gestione economica
dell’Amministrazione e del Segretario dell'Ente sig. Fabrizio
Boratto, l’Ospizio Furno, nel panorama degli Enti Assistenziali
della zona, è quello che pratica le rette più contenute.
Il 23 gennaio 1995 dopo quasi novant’ anni di prezioso servizio,
le Rev. Suore del Cottolengo, sono state richiamate dalla Casa
Madre che a causa della crisi delle vocazioni, non poteva più
presidiare il territorio ed è con grande rimpianto e profondo
affetto che i Piveronesi hanno salutato Suor Franceschina, la
Superiora e Suor Regina con Suor Clementina, le ultime tre Suore
che hanno prestato servizio la Casa di Riposo. Attualmente Suor
Franceschina e Suor Regina nonostante la veneranda età,
essendo entrambe infermiere, aiutano le consorelle presso la Casa
Madre di Torino, mentre Suor Clementina presta servizio a Viù
e la penultima Superiora Suor Rinalda si trova ad Arena Metato
in provincia di Pisa, sua terra natia. Con il venire meno della
presenza delle Suore all’Ospizio, si è dovuto far
fronte ad una situazione tutt’altro che semplice in quanto,
dopo novant’anni di tradizioni consolidate, inventare un
nuovo modello organizzativo, che non penalizzasse i ricoverati
e fosse economicamente sostenibile non era una facile impresa.
Per fortuna ancora una volta, grazie ai buoni rapporti con l’A.S.L.
n° 9 di Ivrea, si è riusciti ad individuare una figura
di riferimento fondamentale, nella persona della signora Pasquina
Urso, infermiera professionale ed ex Capo sala del reparto di
Rianimazione dell’Ospedale di Ivrea, che ha accettato una
grossa sfida a livello personale e professionale ed è venuta
a dirigere l’Ospizio, coadiuvata dalle due dipendenti dell’Ente,
le Piveronesi Loretta Boggio e Fernanda Pozzo e da un buon numero
di addette dipendenti da una cooperativa di servizi. Grazie al
prezioso lavoro svolto dalla Direttrice Parquina Urso, l’Ospizio
Furno non ha avuto cadute di qualità, anzi con l’andar
del tempo si è riusciti a migliorare il livello di servizi
offerti agli ospiti, fino a far sì che la fama di questa
struttura travalicasse i confini dell’A.S.L. di riferimento.
Successivamente nel 1999 essendosi dovuta trasferire Pasquina
nella città di Milano, si è provveduto ad assumere,
sempre in accordo con l’A.S.L. di Ivrea, la signora Stefania
Brogliatto che prestava servizio all’Ospedale di Ivrea in
qualità di infermiera professionale, con la qualifica di
Direttrice dell’Ospizio Furno.
La Casa di Riposo "Ospizio
Furno" oggi:
Attualmente la Casa di Riposo, pur con le limitazioni
fisiche imposte da un fabbricato realizzato tra la fine dell’ottocento
e l’inizio del novecento, dispone di 2 camere a 4 posti,
3 camere a 3 posti, 9 camere a 2 posti e 3 camere singole per
un totale di n. 38 posti.
Dal punto di vista amministrativo/gestionale 30
posti sono in convenzione con l’A.S.L. n. 9 di Ivrea il
cui accesso avviene tramite le liste di attesa del Servizio Socio
Assistenziale: parte della retta sanitaria è a carico dell’A.S.L.
mentre l’ospite provvede alla sola retta alberghiera. I
restanti 8 posti sono di libero accesso con lista di attesa presso
la Casa di Riposo stessa e con retta a totale carico dell’ospite.
Come accedere:
Negli 8 posti non in convenzione con l’A.S.L.
n.9 di Ivrea e fino a disponibilità posti non convenzionati
senza limitazioni del luogo di provenienza dell’ospite,
telefonare alla Direttrice sig.ra Stefania Brogliatto al n°
0125/72152.
Nei 30 posti convenzionati per i soli residenti
nel territorio dell’A.S.L. n° 9 di Ivrea e solo in caso
di non autosufficienza, rivolgendosi all’Assistente Sociale
della propria zona.