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Organigramma, struttura ed orari degli uffici comunali


Come contattare il personale comunale


Telefono: 0125/72154 (centralino - due linee)
Fax: 0125/72190

Organigramma e struttura degli uffici comunali


Servizio Riferimento

Segreteria– Legale – Personale – Amministrativo
BOSICA Carlo – Segretario comunale
E-mail: segretario@comune.piverone.to.it

Finanziario – Tributi – Gestione risorse – Attività economiche - Informatico e gestione Web

 

Segreteria - Servizi scolastici - Servizi sociali

BORATTO Fabrizio – Responsabile di Servizio
E-mail: f.boratto@comune.piverone.to.it

PEC: ragioneria@pec.comune.piverone.to.it

Posto attualmente vacante - Mobilità in corso
E-mail: info@comune.piverone.to.it


Tecnico – Manutentivo – Ecologia – Ambiente

CONDELLO Felice -- Responsabile di Servizio - UfficioTecnico
E-mail: ufficio.tecnico@comune.piverone.to.it

PEC: ufficio.tecnico@pec.comune.piverone.to.it


Protocollo-Demografico-Stato Civile-Elettorale
MOIA Monica
E-mail: assistenza@comune.piverone.to.it

Polizia Municipale – Notificazione atti – Commercio PAVIGNANO Fabio
E-mail: polizia.municipale@comune.piverone.to.it



Orari di apertura al pubblico degli uffici      In vigore dal 1 Gennaio 2016

 

Servizio Protocollo,  Demografico,  Stato Civile,  Elettorale,
Segreteria Sindaco
assistenza@comune.piverone.to.it

Lunedì

Dalle ore

10.00

alle ore

12.30

Martedì

Dalle ore

8.30

alle ore

13.00

Mercoledì

Dalle ore

10.00

alle ore

12.30

Mercoledì pomeriggio

Dalle ore

16.00

alle ore

18.30

Giovedì

Dalle ore

8.30

alle ore

13.00

Venerdì

Dalle ore

10.00

alle ore

12.30

Sabato
(escluso mese di agosto)

Dalle ore

9.30

alle ore

11.30

 

 

Polizia locale – Notificazione atti – Commercio
polizia.municipale@comune.piverone.to.it

 

Martedì

Dalle ore

8.30

alle ore

12.00

Giovedì

Dalle ore

8.30

alle ore

12.00

Mercoledì

Dalle ore

17.00

alle ore

18.00

 

 

 

 

 

 

Servizio Tecnico – Manutentivo – Ecologia – Ambiente
ufficio.tecnico@comune.piverone.to.it

 

Mercoledì

Dalle ore

16.00

alle ore

18.00

Venerdì

Dalle ore

10.00

alle ore

12.00

 

 

 

 

 

 

Servizio Finanziario – Tributi – Attività economiche - Informatico
f.boratto@comune.piverone.to.it

 

Martedì

Dalle ore

9,00

alle ore

12.30

Giovedì

Dalle ore

9,00

alle ore

12,30

 

 

 

 

 

 

Servizio scuole,  Servizi alla persona
info@comune.piverone.to.it

 

Mercoledì  (mattina)

Dalle ore

9.30

alle ore

12.00

Mercoledì  (pomeriggio)

Dalle ore

14.30

alle ore

16.00

 

 

 

 

 

 

Biblioteca  –  Via Flecchia, 97
biblioteca@comune.piverone.to.it

 

Mercoledì  (mattina)

Dalle ore

10.30

alle ore

12.30

Mercoledì  (pomeriggio)

Dalle ore

14.30

alle ore

18.30

Sabato      (mattina)

Dalle ore

10.30

alle ore

12.30

Sabato      (pomeriggio)

Dalle ore

15.30

alle ore

18.30

 

 

 

 

 

 

 

Gli uffici non effettueranno apertura al pubblico nei seguenti giorni:

1 GENNAIO  -  25 APRILE  -  1 MAGGIO  -  2 GIUGNO
10 AGOSTO  -  1 NOVEMBRE  -  8, 25 e 26 DICEMBRE

  

  

 

FPS

I fondi di previdenza complementare Perseo e Sirio

Intervista al Commissario della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Rino Tarelli.

La previdenza complementare oggi è un dato di fatto discrezionale, domani potrebbe diventare indispensabile, viste le prospettive mutanti del nuovo sistema pensionistico. Cosa suggerirebbe Lei, quindi a quelle categorie di lavoratori che a causa di queste profonde trasformazioni si trovano a dover scegliere?

La scelta di aderire o meno alla previdenza complementare è in effetti una scelta libera e ritengo che, proprio per la sua natura di scelta discrezionale, debba essere sostenuta e incoraggiata. L’adesione alla previdenza complementare è oggi quanto mai indispensabile per tutti i lavoratori a qualsiasi categoria essi appartengano. Penso soprattutto ai lavoratori più giovani, che troppo spesso si trovano ad affrontare un percorso di carriera discontinuo e un ingresso ritardato nel mondo del lavoro.

Malgrado l’attuale situazione di crisi economica, nella quale si registra una significativa perdita del potere di acquisto dei salari, è necessario richiamare l’attenzione dei lavoratori sulla esigenza di risparmiare a fini previdenziali.

È fondamentale, inoltre, che i lavoratori non sottovalutino alcuni fattori oggettivi che consigliano di avvalersi delle opportunità di risparmio offerte dalla previdenza complementare. Esaminiamoli partendo dal dato di fatto rappresentato dal contesto di crisi che il mondo del lavoro si trova ad affrontare.

In questo periodo sono stati introdotti significativi interventi legislativi in tema di welfare, mi riferisco alla riforma del mercato del lavoro e a quella della previdenza obbligatoria. A mio avviso anche quest’ultima riforma delle pensioni di base, motivata da esigenze di sostenibilità finanziaria del sistema, non fa venire meno la necessità di aderire alla previdenza complementare da parte dei lavoratori, anzi la rafforza.

Mi spiego meglio. La riforma, passando definitivamente al sistema contributivo per il calcolo della pensione, ha pure rafforzato l’automatismo tra età di pensionamento e speranza di vita. L’effetto che ne deriva sulla pensione è duplice: positivo, da una parte, in quanto aumenta il montante contributivo per effetto dell’allungamento della vita lavorativa; negativo, dall’altra, a seguito della revisione dei coefficienti di trasformazione che dipendono dalla longevità (prevista in aumento negli anni a venire).

Anche ritenendo che, complessivamente, tali interventi producano effetti positivi in termini di adeguatezza ed equità intergenerazionale e sotto il profilo della rata pensionistica che sarà corrisposta, non può sfuggire a un osservatore attento che essi presuppongono percorsi lavorativi stabili in grado di generare continuità di redditi e, quindi, di versamenti contributivi. Purtroppo, la situazione del mercato del lavoro è ancora lontana dal configurare un simile scenario positivo, nonostante gli ultimi interventi di riforma; anche i lavoratori con maggiore anzianità possono trovarsi in condizioni di precarietà e di perdita dell’occupazione.

Vorrei, inoltre, sottolineare un altro importante aspetto da tenere in considerazione. Mi riferisco ai tassi di sostituzione, generalmente misurati al momento del pensionamento, trascurando di guardare a ciò che accade durante gli anni di quiescenza. È, infatti, necessario tenere presente che, in virtù della riforma del 1992, le pensioni in essere, d’importo non superiore ai 1.400,00 euro, vengono rivalutate unicamente sulla base della crescita dei prezzi; conseguentemente l’entità della pensione, in rapporto ai salari, è destinata a ridursi nel corso del periodo di pensionamento. Per tale ragione si pone il problema di garantire l’adeguatezza delle prestazioni, non solo al momento del ritiro dall’attività lavorativa, ma anche durante il periodo di quiescenza. Ritengo quindi indispensabile che i lavoratori si difendano dalla prospettiva di un tenore di vita inadeguato in età anziana aderendo alla previdenza complementare.

I lavoratori devono quindi comprendere che tali profonde trasformazioni implicano una presa di coscienza personale riguardo al proprio futuro pensionistico. Sappiamo quanto sia diffusa l’opinione che la previdenza sia “un cantiere sempre aperto” e abbiamo compreso che questa sensazione negativa di incertezza viene ulteriormente alimentata da una diffusa disinformazione previdenziale, soprattutto con riguardo al sistema dei fondi pensione. Essa generasfiducia proprio verso quello strumento che dovrebbe essere considerato “elettivo” per il conseguimento di un tenore di vita dignitoso in età anziana.

È indispensabile quindi sviluppare la cultura previdenziale con azioni mirate e favorire all’interno dei luoghi di lavoro momenti di crescita sul tema, coinvolgendo i soggetti più prossimi ai lavoratori (sindacato, patronati, lo stesso datore di lavoro).

In questi giorni sta partendo la campagna di adesione dei lavoratori ai fondi pensione Sirio (che si rivolge ai dipendenti dei ministeri e degli enti pubblici non economici, presidenza del Consiglio dei Ministri, Enal e Cnel) e Perseo (che si rivolge ai dipendenti delle regioni, delle autonomie locali e della sanità). Da grande esperto e conoscitore del mondo del pubblico impiego, quali sono le sue impressioni?

Guardo molto positivamente all’avvio di queste due ulteriori iniziative di previdenza complementare; innanzitutto perché esse si rivolgono ad ampi settori del lavoro pubblico, finora privi di strumenti di previdenza integrativa. Si tratta, nel complesso, di oltre un milione e mezzo di potenziali aderenti.

Le due iniziative, dunque, vanno ad arricchire e a rafforzare il sistema dei fondi pensione negoziali “dedicati” al pubblico impiego, generando così anche una maggiore diffusione della “cultura previdenziale” in un settore che appare piuttosto impermeabile ai cambiamenti introdotti nel sistema pensionistico obbligatorio.

È ancora diffusa, infatti, tra i lavoratori pubblici, l’opinione che la previdenza complementare sia qualcosa di distante dalle loro esigenze. Niente di più sbagliato.

In passato la pensione pubblica esauriva le aspettative di una rendita in linea con le ultime retribuzioni percepite e alcuni passaggi essenziali per una crescita del montante contributivo, come i rinnovi contrattuali, potevano darsi per scontati. Oggi non è più così. Occorre quindi un cambiamento di mentalità.

I lavoratori del pubblico impiego devono prendere atto delle modifiche apportate al sistema previdenziale obbligatorio e delle relative conseguenze in termini di adeguatezza delle prestazioni; apprezzare le opportunità di tutela offerte dall’esistenza di un secondo pilastro pensionistico.

Un sistema misto, come è il nostro, è senz’altro più solido e affidabile di uno costituito dalla sola previdenza di base che, come abbiamo potuto constatare negli ultimi decenni, risulta esposta non solo a rischi di natura demografica e di cambiamento delle regole del gioco ma anche a quelli derivanti dall’insufficiente crescita dell’economia nazionale.

Quanto alle diversità presenti nella disciplina della previdenza complementare, rispetto alla normativa applicabile ai lavoratori privati, queste non devono costituire un freno alle adesioni.

Si tratta certamente di nodi problematici, ben presenti alle Istituzioni, che è importante siano sciolti ed è auspicabile che ciò avvenga il prima possibile. Peraltro, considerando ad esempio la cosiddetta “virtualità” del TFR dei dipendenti pubblici, è importante sottolineare che essa non incide negativamente sull’ammontare della posizione individuale che l’iscritto potrà ottenere al momento del pensionamento: le quote accantonate figurativamente presso l’INPS, vengono contabilizzate e rivalutate inizialmente con un tasso pari alla media dei rendimenti ottenuti da un “paniere” di fondi pensione e, una volta perfezionata la gestione finanziaria del fondo, in misura pari al rendimento effettivo realizzato dal fondo stesso. Di conseguenza, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, l’ente di previdenza verserà al Fondo pensione l’importo accumulato che, insieme ai contributi reali e ai relativi rendimenti, costituirà la complessiva posizione individuale.

Auspico quindi che l’avvio di queste iniziative rappresenti anche il segnale della volontà istituzionale di dare un forte impulso alla realizzazione del pilastro integrativo per questa parte del mondo del lavoro.

Come sappiamo, infatti, l’esperienza del fondo pensione Espero, rivolto ai dipendenti della scuola, rappresenta l’unica realtà concretamente operativa fino ad oggi per il pubblico impiego e dobbiamo sostenerne lo sviluppo.

Insieme, le tre iniziative coprono quasi tutta la platea dei lavoratori del settore potenzialmente interessati alla previdenza complementare, un risultato senz’altro importante considerando le difficoltà insite nel riunire in un unico fondo anche comparti del pubblico impiego con caratteristiche diverse. Ne conseguiranno maggiori volumi patrimoniali e minori costi, a tutto vantaggio degli aderenti.