stemma Piverone

foto Piverone

Casa di Riposo "Ospizio FURNO" di Piverone

Residenza per anziani (R.A.F.) - Istituzione pubblica ex I.P.A.B.

Le Origini

In Piverone esisteva, a far data dal 19 maggio 1717 e stabilita con Regio Editto, una Congregazione di Carità, poi confermata con Legge dello stato in data 3 agosto 1862, che come si evince dall’art. 2 dello Statuto organico, “ ……ha per iscopo di amministrare tutti i beni destinati genericamente a favore dei poveri nei casi indicati dall’art. 29 della predetta Legge, e di erogarne le entrate nella distribuzione di soccorsi, secondo le testamentarie disposizioni, e in mancanza di queste, secondo i bisogni dei poveri stessi.”
All’art. 5 dello Statuto si spiega la composizione dell’Amministrazione della Congregazione di Carità che consta di un Presidente e quattro Membri, eletti dal Consiglio comunale nella tornata d’autunno.“Il Presidente sta in ufficio quattro anni; gli altri Membri si rinnovano per quarto ogni anno, e sono rieleggibili.Nei primi tre anni la scadenza è determinata dalla sorte, in appresso dall’anzianità.Essi assumono l’ufficio appena eletti. Chi surroga Membri scaduti anzi tempo, rimane in ufficio solo quanto vi sarebbe ancora stato il predecessore.” Il documento di cui sopra e che riporta e ribadisce quanto già da tempo stabilito è datato 27 maggio 1888 e porta la firma del Re Umberto I e del Ministro dell’Interno Crispi; in tale data l’Amministrazione delle Congregazione era così composta: Presidente Vittorio Leone di Tavagnasco, Membri: Luigi Godone, Antonio Ollearo, Filiberto Boratti e Francesco Pavignano.

Nel frattempo moriva in Torino senza eredi, il Barone Innocenzo Furno proprietario di beni immobili “……..in Piverone, Palazzo, Viverone, Biella, Vercelli, Azeglio, Magnano ed altrove….” E solo in Piverone possedeva oltre alla casa civile posta all’inizio della via G. Flecchia, provenendo da Palazzo, l’ex abbazia della Rapella ed inoltre “……undici cascine poste in campagna ed altrove sulle colline…..” per un totale di giornate 335 pari ad oltre 128 ettari.Orbene il Furno lasciò tutto questo ingente patrimonio agli Ospedali di Carità di S. Giovanni Battista di Torino con l’obbligo di costituire in Piverone una succursale degli Ospedali stessi e di dare ricovero a “….. otto persone fra maschi e femmine sia per motivi di malattia, che per altra ragione, tutto l’anno e susseguente in eterno nella fabbrica (la casa di via Flecchia) civile in Piverone.”La delusione dei Piveronesi per la poca consistenza della fetta di eredità loro toccata, è ben sintetizzata nel racconto che ne fa il Sacerdote Enrico Boratto nel suo libro “Piverone nella storia del Piemonte” e da cui sono tratte molte delle notizie sin qui riportate.Siccome però per gli Ospedali di Carità non era semplice adempiere alla lettera alle volontà testamentarie, tacitarono i Piveronesi con una somma di Lire 50.000 che vennero affidate, per opportuna competenza, alla Congregazione di Carità.Essa fece acquisto di una serie di casupole in ottima posizione panoramica in via Pianette e procedette alla costruzione della parte di Ospizio che sta a sinistra della porta di ingresso, ma nonostante gli sforzi profusi di ricoverati non ve ne furono mai più di uno o due in quanto la popolazione ancorché in stato di indigenza preferiva farsi assistere a casa e la stessa Amministrazione della Congregazione “preferì sempre sussidiare i bisognosi con mensile in denaro, con pane e minestra che distribuiva ogni giorno, con abiti o stoffe per abiti e con granaglia che distribuiva in autunno ed in primavera.

Con legge dello Stato 17 luglio 1890 n° 6972 vengono istituite le I.P.A.B. (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza) che “…….sono enti di diritto pubblico che hanno in tutto o in parte il fine di prestare assistenza ai più poveri…….” come recita l’art. 1 della stessa legge istitutiva.L’Ospizio Furno diventa quindi una I.P.A.B. ma le problematiche gestionali non cambiano,poi nel 1906 assunse la presidenza Don Costantino Pavignano che riuscì a far venire a Piverone, per far funzionare l’Ospizio, tre Suore della Piccola Casa della Divina Provvidenza (il Cottolengo) e questo fatto costituì una vera svolta ed un’inversione di tendenza.Lo stesso Don Costantino provvide a far costruire la parte restante dell’Ospizio, a destra della porta di ingresso e rese più ampio e funzionale il ricovero.“Abolito il sistema di sussidiare il povero in casa, salvo le debite eccezioni, Don Pavignano potè ritirare nell’Ospizio i bisognosi, vecchi e cronici, e farne crescere il numero fino a dieci e dodici. Sovente l’Ospizio funge anche da Ospedale per cure brevi e non è raro il caso che anche abbienti vecchi od infermi o soli, visto il trattamento usato dalle Rev.de Suore, domandino ricovero pagando una retta che è sempre molto mite. Voglia Iddio che questa tradizione di zelo e di prudenza si continui e si migliori per il bene spirituale e corporale dei nostri Piveronesi .”Così scriveva il Sacerdote Enrico Boratto nel 1934.

Bibliografia:

1) Sac. Enrico Boratto: “Piverone nella storia del Piemonte” edito da Scuola Tipografica S. Giuseppe di Asti nell’anno 1934"
2) Archivio storico del Comune di Piverone


La storia Recente


In effetti i Presidenti che si sono succeduti dopo Don Costantino, hanno mantenuto fede a questo augurio ed in particolare nei primi anni ‘970 il Presidente Renato Boratto realizzò un ampliamento sul confine occidentale della proprietà, ricavando una zona per il soggiorno delle Suore (la clausura) con sottostante locale obitorio e depositi vari, successivamente il Presidente Pier Luigi Ollearo, dopo aver evitato la chiusura da parte della Regione Piemonte dell’Ospizio, con il sostanzioso aiuto della Regione stessa e con l’alienazione di alcuni beni immobili derivanti da lasciti, provvide ad un ulteriore ampliamento con la sopraelevazione di un piano, il raddoppio della manica ad Ovest e la realizzazione di un impianto di ascensore montalettighe, prima del quale, per fare un esempio illuminante, in caso di decessi al piano superiore, le povere salme venivano trasportate a braccia, avvolte in un lenzuolo dalle Rev. Suore e dal Presidente stesso.All’epoca (inizi anni ‘980) i ricoverati erano tutti praticamente autosufficienti, poi col passare del tempo si incominciarono ad avere i primi lungodegenti cronici e le tre Suore non ce la facevano più a far fronte alla mole di lavoro e quindi l’Amministrazione provvide ad assumere in pianta organica due operatrici laiche, che aiutassero le Suore nell’assistenza agli anziani.

La Casa di Riposo "Ospizio Furno" oggi


Attualmente la Casa di Riposo, pur con le limitazioni fisiche imposte da un fabbricato realizzato tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, dispone di 2 camere a 4 posti, 3 camere a 3 posti, 9 camere a 2 posti e 3 camere singole per un totale di n. 38 posti.

Dal punto di vista amministrativo/gestionale 30 posti sono in convenzione con l’A.S.L. TO4 di Ivrea il cui accesso avviene tramite le liste di attesa del Servizio Socio Assistenziale: parte della retta sanitaria è a carico dell’A.S.L. mentre l’ospite provvede alla sola retta alberghiera. I restanti 8 posti sono di libero accesso con lista di attesa presso la Casa di Riposo stessa e con retta a totale carico dell’ospite.

Come accedere


Negli 8 posti non in convenzione con l’A.S.L. TO4 di Ivrea e fino a disponibilità posti non convenzionati senza limitazioni del luogo di provenienza dell’ospite, telefonare alla Direttrice sig.ra Stella Cagliotii al n° 0125/72152.
Nei 30 posti convenzionati per i soli residenti nel territorio dell’A.S.L. TO4 di Ivrea e solo in caso di non autosufficienza, rivolgendosi all’Assistente Sociale della propria zona.

Per ulteriori informazioni telefonare al numero:

Stella Caglioti – Direttrice 0125 72152

E-mail: casadiriposofurno@gmail.com